In occasione di un incontro sul tema dei valori economici di cui sono portatori i contenuti on line, promosso a Firenze da First Tuesday Italia, abbiamo raccolto l'opinione di Marco Pratellesi, attuale responsabile dei contenuti online di HDPnet, la new media company del gruppo HdP.Cominciamo senza troppe premesse. HDPnet riesce a guadagnare con i contenuti?
«Dipende da cosa vuol dire guadagnare. Se si intende soldi che entrano attraverso la vendita dei contenuti stessi o di introiti pubblicitari, la risposta è no. O meglio, non abbastanza. Se però si ribalta la questione e si pensa che spesso si guadagna anche risparmiando, allora la risposta è si».
In che senso?
«Noi guadagnamo dai contenuti online indirettamente non in quanto modello di business, ma in quanto modello di produzione e di diffusione dei contenuti. Ovvero: pensi ai nostri 400 redattori che, dovevano andare a farsi tirare giù dall'archivio giornali di vent'anni prima e che ora accedono dal loro termine all'archivio online. Oppure agli articoli passati dai collaboratori. L'articolo veniva scritto, inviato via fax, passato ai poligrafici, ribattutto, inserito nel computer e finalmente arrivava tra le mani del redattore. Ora l'articolo arriva via mail e con un copia e incolla è già pronto per essere riletto e impaginato. I contenuti online hanno fatto risparmiare e guadagnare tantissimo alla nostra azienda in termini di risorse umane». perché risparmiamo moltissimo in termini di risorse umane. Questo perché oggi un sacco di soldi tra fax, poligrafici, ribattute, correzioni, lunghe ricerche in archivio, che oggi vengono in gran parte saltati grazie alla rete. si guadagna risparmiando nelle risorse umane».
Sono solo questi i vantaggi dei contenuti online?
«Assolutamente no, ma si tratta di fare un salto di maturità e capire prima di tutto che un prodotto è vendibile non in quanto tale, ma per la sua unicità: Faccio un esempio in negativo. Abbiamo un prodotto online, Sportvision, che permette ai navigatori di vedere a pochissima distanza dalla fine delle partite, tutti gol, da decine di punti di vista, con la moviola, con i dati tecnici, i commenti, la posizione dell'arbitro. Mi domanderete: riusciamo a venderlo? La risposta è no e questo perché un servizio del genere lo fa già la televisione. Per venderlo dovremmo andare a proporlo agli italiani che vivono in Canada o in Australia, allora sì che avrebbe mercato in quanto unico».
Come è possibile allora offrire "contenuti unici"?
«Innanzitutto bisogna tenere a mente che è difficile se non impossibile, riuscire a vendere qualcosa che finora si è dato gratuitamente. In questo senso scontiamo la fase iniziale di internet, durante la quale bastava che un editore annunciasse di voler pubblicare contenuti online per vedere schizzare il titolo alle stelle. Ora non è più così ed è necessario capire le potenzialità dei contenuti multimediali: un video per la televisione servirà sempre e solamente per la televisione. Un video per internet servirà per il web ma potrà anche essere scomposto e utilizzato per la radio, la televisione, il giornale... è questa la forza della multimedialità.
Quali sono le strade che percorrà HDPnet per guadagnare dai contenuti?
«Credo che i tempi siano maturi per puntare sul wireless in generale e poi mi aspetto molto dai video in flash per Gprs. Faccio un esempio: se io ho un'intervista a Berlusconi mi appariranno sullo schermo del telefonino le cinque domande in formato testuale. Se me ne interessa una sola cliccherò su quella domanda e sentirò solo quella risposta. Oppure la situazione del traffico in quel preciso istante e in quel preciso luogo. Queste sono un tipo di offerta che l'utente potrebbe essere disposto a pagare.
In conclusione: i contenuti online si vendono? E ci si guadagna?
«Si vendono? Sì. Ci si guadagna? Forse sì. Ma solo se si pensa di portare in Rete contenuti I
nternet, non roba vecchia e riadattata».